The Last of the Duchess

Ci vogliono quattro o cinque duchesse qualunque per fare una duchessa di Windsor!
Così si favoleggiava che dicesse di se stessa Wallis Simpson all’apice della sua carriera, perchè di carriera si trattò.
Nata Warfield, passata attraverso due matrimoni inutili ed un bordello cinese, approdò finalmente in quel porto sicuro che le consentì di riempire per quasi quarant’anni le cronache mondane delle sue gesta, gli armadi di vestiti ed i portagioie di monili creati solo per lei.
Una vita passata a divertirsi può far sorgere invidia. Le simpatie naziste e un neanche tanto nascosto atteggiamento razzista potrebbero far indispettire.

Si potrebbe aggiungere un filo di compassione leggendo  The Last of the Duchess di Caroline Blakwood tradotto in italiano La Duchessa e pubblicato da Codice Edizioni.

La vecchiaia è un passaggio sovente difficile. Se a questa si aggiunge una carceriera innamorata che impedisce a chiunque di avvicinare la propria prigioniera si raggiunge il culmine della crudeltà.

Sembra che proprio questo sia accaduto alla protagonista dello scandalo più chiacchierato del secolo scorso.

LaDuchessa

Rimasta vedova di colui che aveva rinunziato ad un trono per sposarla, incapace di gestire le proprie seppur notevoli finanze, rimase in balìa del suo avvocato Suzanne Blum che la isolò da quello che era stato il suo mondo dorato, impedendo a chiunque di avvicinarla fino alla fine.

Ben scritto dalla figlia di un marchese inglese, che non potendola incontrare chiese informazioni di prima mano ad amici e parenti che l’avevano frequentata, non poté essere pubblicato finché la carceriera rimase in vita, molti anni dopo la morte della duchessa e della scrittrice stessa. E delle tre figure femminili che emergono dalla lettura la duchessa, l’avvocato-carceriera e la scrittrice è quest’ultima quella che desta maggiore curiosità.

Una traduzione più puntuale del titolo sarebbe forse stata L’ultimo atto della Duchessa.

Demetrio Canale

 

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